Archivio | ottobre, 2013

Un sandwich di melanzane per la Swiss Cheese Parade

28 Ott

Dalla pizza fritta a quella a portafoglio (ripiegata in quattro), dagli arancini ai crocchè, dalla frittatina di maccheroni alle melanzane fritte, passando da ‘o per e ‘o muss fino al tarallo con pepe, sugna e mandorle. Questo, e altro, è lo street food di casa mia, una parte importantissima della cucina napoletana.

A questa tradizione mi sono ispirata per la preparazione della ricetta con cui partecipo al nuovo contest dei Formaggi Svizzeri, promosso in collaborazione con il blog Peperoni e Patate di Teresa Balzano.

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Sono stata fortunata, perché durante un week end di metà ottobre a Napoli, ho trovato al mercatino di Campagna Amica della Coldiretti, un’azienda agricola che vendeva le ultime melanzane di stagione. Quelle paesane, lunghe, di colore viola scuro e senza semi. Pensando alla mozzarella in carrozza, ho sostituito il pane con la melanzana e la mozzarella con Le Gruyère Aoc. Ecco cosa è venuto fuori.

Sandwich di melanzane

Ingredienti: 1 melanzana (di qualità napoletana, lunga e “sottile”), 200 gr di formaggio Le Gruyère, 2 uova, pane grattugiato e farina (per l’impanatura), sale, olio per friggere (io ho usato quello d’oliva).

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Ho spuntato la melanzana, l’ho lavata e asciugata e ne ho ricavato 24 fette, spesse mezzo centimetro. Ho abbinato le fette due a due, creando dei sandwich, con al centro una fetta di formaggio Le Gruyère, più o meno dello stesso spessore. Per dare la forma tonda al formaggio, mi sono aiutata con un taglia biscotti.

Ho infilato uno stecchino per tener saldi i tre pezzi e ho impanato, passando prima nella farina, poi nell’uovo (appena sbattuto, a cui ho aggiunto un pizzico di sale) e infine nel pane grattugiato, facendo attenzione a creare una panatura spessa e uniforme.

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In una pentola dai bordi alti ho scaldato l’olio e ho immerso i sandwich di melanzana, fino a quando non hanno raggiunto un bel colorito dorato.

Il ripieno di formaggio tende a sciogliersi, ma il bello sta proprio in questo: le fragranze e i profumi d’alpeggio si fondono con la morbidezza interna della melanzana, non prima di aver incontrato l’involucro croccante della panatura. Che bontà!

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Ho imparato cos’è il Törggelen

25 Ott

In Alto Adige, l’ospitalità e di casa e non sono la prima ad affermarlo. Da qualche tempo, un pezzetto di questa regione fa capolino a Milano, portando un po’ di tradizioni, cibo e convivialità altoatesine.

Così, in un pomeriggio d’autunno, mi sono ritrovata a fare nordic walking in città (fortunatamente in una zona pedonale), con tanto di bastoncini e di istruttrice al fianco. E’ una tecnica di camminata che va a simulare il movimento dello sci di fondo, abbinando l’azione delle gambe con quella delle braccia e l’uso dei bastoncini. Può essere praticata da tutti, ma con i dovuti accorgimenti.

Camminare è alla base del Törggelen, una tradizione, o meglio, un vero e proprio rito autunnale che vede i contadini spostarsi a piedi di maso in maso, per poi dedicarsi ad una gustosa merenda di stagione. Si celebra il vino nuovo tra castagne, mele, noci, formaggi, speck, zuppe e canederli. Ovviamente non possono mancare il pane di segale, le salsicce affumicate, i crauti ed una dolce conclusione a base di krapfen ripieni di marmellata di mirtilli.

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La Dieta Mediterranea torna idealmente a casa sua

23 Ott

La Dieta Mediterranea, riconosciuta Patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco nel 2010, torna idealmente a casa per qualche giorno, a Pollica (nel Cilento), in occasione dell’evento MedDiet Origins (sabato 26 ottobre alle 10). Una giornata di approfondimento sul tema della Dieta Mediterranea presso il Centro Studi Dieta Mediterranea – Fondazione Angelo Vassallo di Pollica, che si aprirà con il convegno “Alle origini della Dieta Mediterranea”.

Proprio in questo splendido paesino del Parco Nazionale del Cilento, il biologo, fisiologo e nutrizionista statunitense, Ancel Keys, dimostrò per primo e in maniera scientifica l’efficacia della Dieta Mediterranea. Negli anni ’50 Keys visse e condusse i suoi studi, dimostrando come le abitudini alimentari di quell’area, associate ad uno stile di vita non sedentario, avessero effetti benefici sullo stato di salute.

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Questo è il secondo dei cinque grandi eventi del progetto “Mediterranean Diet and enhancement of traditional foodstuff – MedDiet”, dedicato alla promozione e valorizzazione dei prodotti agro-alimentari e dello stile di vita mediterraneo, un progetto che coinvolge altri 5 Paesi del Mediterraneo (Egitto, Grecia, Libano, Spagna e Tunisia).

Dal 24 al 26 ottobre Napoli e Pollica ospitano tre giorni di confronto, cooking show, mini corsi di assaggio e degustazioni gratuite di prodotti tipici locali che appartengono alla Dieta Mediterranea.

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Un po’ di cose sulla birra

22 Ott

Conosco poche persone a cui non piace la birra, ma tante che, pur bevendola abitualmente (me compresa), ne sanno poco di tecniche di servizio e spillatura. Aspetti importanti, che rendono una birra perfetta anche in una degustazione “casalinga”.  Ecco tre elementi da tener presente quando beviamo una birra, perché non è sempre così scontato servirla nel modo giusto.

Ad ogni birra il suo bicchiere per forma e capacità. Regole generali: meglio servire le birre a bassa fermentazione, che hanno profumi più volatili, in bicchieri stretti e allungati, così da non disperdere l’aroma. Per le birre ad alta fermentazione, sono preferibili bicchieri con bordi più sfasati e ampi. Il bicchiere deve essere sempre pulito. Un consiglio importante: sciacquarlo con acqua fredda prima di eseguire la spillatura.

Mai rinunciare alla schiuma. Aiuta a mantenere profumi e sfumature olfattive euna birra con la schiuma è più facilmente digeribile perché, se spillata correttamente e alla giusta temperatura, va a perdere l’anidride carbonica in eccedenza così come previsto dalla ricetta originaria”. Il “cappello” di schiuma (almeno di due dita) riequilibra il gas contenuto nel prodotto.

La spillatura corretta. Tre le tecniche più diffuse: la tedesca, la belga-olandese e l’anglosassone. E’ questione di cultura, ma la temperatura del prodotto e la pulizia del bicchiere sono due aspetti fondamentali, che possono condizionare le caratteristiche di una birra perfetta.

Su I Love Beer, tra news, ricette e appuntamenti dedicati al mondo brassicolo, scopro ogni volta qualcosa di nuovo e stavolta, c’è anche una mia intervista (proprio qui) , dove racconto un po’ di me, del blog e del mio rapporto con questa bevanda .

Intanto, non si può ignorare la notizia dell’aumento delle accise sulla birra, che va a colpire consumatori e produttori sia piccoli che grandi. Chi vuole saperne di più può leggere l’appello promosso da AssoBirra sul sito www.salvalatuabirra.it.

All’Aqualux Hotel di Bardolino tra relax eco-sostenibile e piatti gourmet

18 Ott

Me l’avevano preannunciato che avrei trascorso un bel week end di relax, e così è stato all’Aqualux Hotel Spa Suite&Terme di Bardolino, sulla sponda veronese del lago di Garda.

Piscine esterne

Piscine esterne

Un albergo decisamente attraente e completamente eco-compatibile, realizzato seguendo il concetto di risparmio energetico e con la consapevolezza, grazie alla certificazione ClimaHotel, di offrire agli ospiti un benessere nel rispetto della natura e delle caratteristiche del luogo.

Piscine interne

Piscine interne

Belli e avvolgenti i colori tipici della natura e della terra, tra cromatismi e pareti d’acqua, che fanno da filo conduttore in tutti gli ambienti, attraverso i 17.000 mq di superficie, le 113 camere e suite, le 8 piscine, l’AquaSpa & Wellness e il Centro Fitness.

Lo chef Angelo Ruatti

Lo chef Angelo Ruatti

Anche la cucina del ristorante Drops Food&Wine, rispecchia la filosofia della semplicità nel rispetto della materia prima, della tipicità e del mangiar sano, ma con gusto. Infatti, l’incontro con lo chef Angelo Ruatti, che ha aperto la sua cucina ai blogger curiosi di vederlo all’opera, ha confermato questo approccio.

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La semplicità racchiusa in un Almanacco: Barbanera dei cibi felici

9 Ott

Quand’è che un cibo si può considerare felice? Secondo Barbanera, il più antico Almanacco italiano, un cibo è felice quando è frutto consapevole di un uomo che conosce il tempo e vive in armonia con i ritmi del cielo e della terra. Insomma, il sole e la luna sono sempre presenti nel piatto, con il cielo, il vento, la pioggia. Tutto ciò, dopo 252 anni, giorno per giorno è scandito nel celebre Lunario e Almanacco Barbanera. Pillole di saggezza sempre attuali, che ci riportano indietro nel tempo, ma che continuano ad accompagnare i diversi momenti della quotidianità.

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Tanti pratici consigli sul buon vivere, in casa, nell’orto, nel giardino e sul balcone, ma anche al lavoro e durante il tempo libero. Questa volta Barbanera è uscito dalle pagine dell’Almanacco ed è diventato una mostra: Barbanera dei cibi felici. Le ortaglie, i campi, il tempo, la luna negli almanacchi. Ideata dalla Fondazione Barbanera 1762, la mostra è allestita nel settecentesco Palazzo Brunetti-Candiotti di Foligno (ingresso libero), città natale dell’Almanacco. Inaugurata a fine settembre, in occasione della manifestazione I Primi d’Italia, è visitabile fino al 15 ottobre 2013.

Foto della mostra "Barbanera dei cibi felici" tratta da https://www.facebook.com/AlmanaccoBarbanera

Foto della mostra “Barbanera dei cibi felici” tratta da http://www.facebook.com/AlmanaccoBarbanera

Un percorso affascinante che sintetizza il rapporto dell’Almanacco con il cibo. Tra  immagini, suoni, sensazioni e luci, grandi e piccini possono esplorare le stagioni, il giorno e la notte, il buono e il cattivo tempo, i giorni di festa e la vita quotidiana. Tanti suggerimenti, proverbi, simboli e usanze che hanno attraversato più di due secoli e mezzo, mantenendo la loro modernità. Infatti, anche nella speciale edizione del Calendario Lunario “Barbanera dei cibi felici”, creato in edizione esclusiva per la mostra (e distribuito gratuitamente ai visitatori), si parla di tematiche attuali e ormai imprescindibili, quali sostenibilità, sana alimentazione e consumo consapevole. Continua a leggere

Una crema di ceci speziata pensando al Lattughino

4 Ott

La freschezza e la stagionalità degli ingredienti, la luminosità degli ambienti e la colonna sonora dall’aria vintage, sono i punti di forza del Lattughino. Nato come food delivery attento al gusto, ma con un occhio alle calorie e all’utilizzo di imballi riciclabili, è diventato anche bistrot (io ho visitato la sede in Via Vigevano 10 a Milano) senza perdere di vista la sua specificità.

Lattughino (via Vigevano, 10 a Milano)

Lattughino (via Vigevano, 10 a Milano)

I cibi freschi e spesso provenienti da coltivazioni bio, si trasformano in menu golosi e leggeri anche a cena. Il posto mette d’accordo vegetariani e non, ad ognuno la sua scelta. Insieme ad altre blogger, ho assaggiato diversi piatti presenti nel menu autunnale, ma tra tutti mi ha colpito la deliziosa crema di carote aromatizzata allo zenzero e il polpo arrosto (precedentemente cotto a bassa temperatura) su crema di ceci.

Crema di carote allo zenzero

Crema di carote allo zenzero

E’ evidente che l’ironia di Marco e Stefano (i due soci)  si riflette anche sulla scelta dei nomi dati ai piatti, dal finto-kebab chiamato kebabbo, a base di seitan, alla cheese fake, una cheese cake preparata con il tofu, davvero molto gradevole. La carta dei vini, infine, prevede delle etichette biologiche e biodinamiche.

Marco e Stefano (soci del Lattughino)

Marco e Stefano (soci del Lattughino)

Scrivendo questo post, mi è venuta una irrefrenabile voglia di hummus (che durante la cena al Lattughino ha accompagnato l’antipasto). Ma, non avendo tutti gli ingredienti a mia disposizione, mi sono arrangiata così… ed è venuta fuori una deliziosa crema di ceci alle spezie, da spalmare su crostini di pane caldo.

La mia crema di ceci alle spezie

La mia crema di ceci alle spezie

Ingredienti

250 gr di ceci, succo di un limone, mezzo spicchio d’aglio, un cucchiaino di curry, un cucchiaino di curcuma, mezzo cucchiaino di semi di finocchio, olio evo, un pizzico di sale, acqua calda, qualche foglia di prezzemolo.

Procedimento

Dopo aver messo a bagno (in acqua fredda) i ceci per tutta la notte, cuocerli in una pentola (coperti di acqua) per circa due ore, fino a quando saranno teneri. Scolarli, tenendo da parte l’acqua di cottura. In una padella saltare i ceci con un fondo di l’olio evo, l’aglio, le spezie e mezzo bicchiere d’acqua.

Regolare di sale e mixare il tutto, aggiungendo il succo di limone e i semi di finocchio, fino ad ottenere una crema morbida e liscia. Se vi sembra troppo compatta, aggiungete qualche cucchiaio di acqua di cottura dei ceci, ancora calda.

Servire in vaschette o bicchierini monoporzioni, decorati con qualche foglia di prezzemolo e accompagnati da crostini di pane caldo e croccante.