Archivio | aprile, 2014

Crostini di pane nero con quenelle di ricotta e piselli

24 Apr

Ecco un’idea veloce e d’effetto per un aperitivo da preparare in pochissimo tempo. Sapori semplici e di stagione, molto delicati, che riescono a trovare la giusta forza grazie al condimento a base di olio extravergine d’oliva Toscano Igp, dal sapore fruttato piuttosto marcato.

L’autenticità dell’olio extravergine prodotto in Toscana è garantita dal Consorzio, che controlla tutta la filiera fino al confezionamento, nel rispetto del disciplinare previsto.

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Crostini di pane nero con quenelle di ricotta e piselli 

Ingredienti

2 fette di pane integrale (tipo Alto Adige), 100 g di ricotta, 100 g di piselli freschi, 7 grani di pepe rosa, olio extravergine d’oliva Toscano Igp, sale, foglie di menta fresca.

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Preparazione

Lessare per 7/8 minuti i piselli freschi in acqua salata. Intanto stemperare la ricotta con un cucchiaio di olio e un pizzico di sale. Passare al mixer i piselli con un cucchiaio della loro acqua di cottura e due cucchiai di olio. Il composto dovrà risultare piuttosto cremoso. Ricavare dalle fette di pane 8 rettangoli (ho utilizzato delle fette sottili e lunghe) e tostarli leggermente. Formare delle quenelle (polpettine realizzate aiutandosi con due cucchiai), con la ricotta e con la crema di piselli, con cui accompagnare il pane. Aggiungere un grano di pepe rosa su ogni crostino e completare con qualche goccia di olio e foglie di menta.

 

La schiscetta è cool

22 Apr

La schiscetta è uno stile di vita. Per chi non vive a Milano e dintorni, la parola di origine lombarda indica la “gavetta” il contenitore per il pasto utilizzato dai soldati e poi dagli operai, in cui venivano schiacciati (da schiscià, che significa premere) i cibi.

Chiamatela lunch box, bento box, “marenna” (merenda in napoletano) e dimenticate il pranzo al sacco triste e spesso visto con un certo snobismo.

Oggi, portarsi il cibo da casa per affrontare la pausa pranzo in modo più sano e anche economico è cool. Due, i libri appena usciti sull’argomento.

schiscetta-perfetta

Alessandro Vannicelli, esperto di comunicazione digital, ha pubblicato per De Agostini, Schiscetta perfetta, ispirato al suo food blog Schisciando.

100 ricette colorate, gustose e semplici per rallegrare la pausa pranzo a lavoro. Basta toast senza sapore, piadine rinsecchite e insalatone al bar sotto l’ufficio e dedicate un po’ di tempo alla preparazione e alla composizione di piatti sani e saporiti.

Alessandro suggerisce come organizzare la spesa e quali sono gli ingredienti indispensabili da tenere sempre in dispensa. Così nascono le sue insalate sexy, a base di condimenti e abbinamenti insoliti come ceci, mele e salsa di zucca. Oppure le schiscette della tradizione e del recupero, come la frittata di pasta (che io, da napoletana definisco “di maccheroni”) più adatta ad un brunch con amici e perché no, ad un pic nic al parco. Quasi tutte le ricette sono accompagnate da foto e descritte con una bella grafica, colorata e di impatto immediato.

Personalmente, per una lunch box, trovo più adatti i piatti a base di riso, cous cous e legumi, rispetto a quelli che prevedono la pasta. Ma io sono una fissata della pasta super al dente…

re della schisc.

Sulla stessa lunghezza d’onda, c’è Il re della schiscetta, testo pubblicato da Lorenzo Buonomini, giovane chef e da Jcopo Manni, project manager di eventi sociali e culturali, per Terre di Mezzo. La schiscetta non è solo risparmio ma anche volontà di mangiare piatti più genuini. Uno stile di vita che parte da un’esigenza e si trasforma in curiosità e sperimentazione per diventare un’esperienza gastronomica.

Lorenzo e Jacopo sono particolarmente attenti a non sprecare nulla e a creare ricette svuota frigo, senza perdere di vista l’estetica del pasto. Ogni ricetta viene raccontata ed è preceduta da un’introduzione con riferimenti letterari, dettagli sugli ingredienti e rimandi a terre lontane.

Se la domanda “Oggi cosa mangio?” vi tormenta ogni giorno in ufficio, qui trovate 66 schiscette che stuzzicheranno l’appetito in pausa pranzo. Dalle polpettine di manzo, ricotta, bieta e cipolle da cucinare in barattolo, e pronte da trasportare, alla cheesecake salata con crackers e gorgonzola, passando per la crema rosa di finocchio. Ma anche degli snack, più buoni di quelli che si trovano alla macchinetta, come le ciambelline al vino o le chips di polenta. E se avete intenzione di conquistare il collega a lume di salvaschermo o farvi ben volere da tutto l’ufficio, ci sono dei menu ad hoc. Qualche ricetta, probabilmente, risulterà un po’ più elaborata, mentre è interessante la sezione “cucinare in barattolo”.

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Intanto, anch’io ho preparato la mia schiscetta, semplice, ma gustosa: fresella integrale, pomodori, un filo d’olio extravergine d’oliva, fleur de sel, origano e tanto basilico profumato!

Tanti auguri Antica Focacceria San Francesco: 180 anni di cucina popolare!

14 Apr

A Milano sono tanti i sapori che arrivano da tutta Italia. Un pezzo della Sicilia più autentica, quella legata al cibo da strada, lo si trova dal 2009 all’Antica Focacceria San Francesco. Da Palermo a Milano, passando pera Roma, il luogo culto dello street food palermitano, racconta la storia di una città.

La sede storica di Palermo

La sede storica di Palermo. (Foto tratta dalla pagina Facebook dell’Antica Focacceria San Francesco)

Il mio incontro con la cucina della Focacceria è passato attraverso una cena narrata per celebrare i 180 anni della sede storica. Ricette e piatti che affondano le radici in secoli di tradizioni gastronomiche siciliane, che hanno influenze greche, arabe, spagnole e francesi.

Un momento della cena narrata all'Antica Focacceria San Francesco di Milano

Un momento della cena narrata all’Antica Focacceria San Francesco di Milano

Era il 1834 quando Salvatore Alaimo, dopo anni al servizio dei Principi di Cattolica come monsù (maestro di servizio in cucina), riceve in dono la cappella sconsacrata di un antico palazzo nel cuore di Palermo. Sulla porta d’ingresso, appende una tavola con inciso “Focacceria” e cucina per il popolo la focaccia “schietta” (che in siciliano significa nubile o vergine), a base di ricotta e strutto, ingredienti che nel colore evocano il bianco del velo nuziale delle giovani spose.

Un'immagine d'archivio della sede di Palermo (foto tratta dalla pagina faceboo dell'Antica Focacceria San Francesco)

Un’immagine d’archivio della sede di Palermo (foto tratta dalla pagina facebook dell’Antica Focacceria San Francesco)

Nel 1851Salvatore Alaimo crea la focaccia “maritata”, alla tradizionale focaccia “schietta” viene aggiunto un taglio di carne economico, ma cucinato in modo gustoso. Così anche i meno abbienti possono mangiare la carne e avere accesso alla tavola della Focacceria accanto ai ricchi.

Le arancine, la focaccia schietta e la focaccia maritata, cazzilli, caponata, panelle

Le arancine, i cazzilli, la caponata e le panelle. La focaccia schietta e quella maritata

Con il tempo, l’offerta della Focacceria si amplia e arrivano panelle, cazzilli e sfincione. Ai tavoli si incontrano abitualmente scrittori e artisti come Pirandello, Sciascia e Guttuso. Ancora oggi le linee e il design del logo, dei tavoli in ghisa e delle sedie in ferro battuto, ideati dall’architetto Ernesto Basile, sono presenti in tutti i ristoranti della penisola, creando un elemento di continuità anche nell’ambiente.

La pasta alla Norma e quella con il pesto di pistacchi. Peppino, il cuoco della sede di Milano

La pasta alla Norma e quella con il pesto di pistacchi, sarda a beccafico.

Nel 1902, il locale viene definitivamente battezzato “Antica Focacceria San Francesco”, dal nome della piazza su cui affaccia, e nel menù entrano nuovi piatti come arancine e sarde a beccaficoDal 1939 diventa una vera e propria istituzione, la famiglia Conticello eredita l’Antica Focacceria e la porta avanti fino ad oggi, quando entra a far parte del gruppo Feltrinelli.

Peppino è il cuoco della sede di Milano. Tutti i dolci, arrivano dalla "casa madre" di Palermo.

Peppino è il cuoco della sede di Milano. Tutti i dolci, arrivano da Palermo: dalla sette veli al cannolo, dalla cassata alla delizia al pistacchio.

Il cibo popolare, riesce a raccontare uno spaccato della storia del luogo da cui proviene. Così scopro che la caponata nasce come cibo per galeotti e i “cazzilli” prendono questo nome tra le mura di un convento di suore. Se dico “panelle” non posso non pensare alla Sicilia e devo ammettere che, insieme alla pasta alla Norma e quella al pesto di pistacchi, sono stati i piatti che ho apprezzato di più.  Ma fare una classifica è davvero dura… Vogliamo parlare dei dolci?

Se cercate la storia dei piatti e le ricette originali dell’Antica Focacceria San Francesco, le trovate qui.

 

Pasta e patate con la provola. Ecco il mio comfort food

9 Apr

Mi è stato più volte chiesto quale fosse il mio comfort food. In realtà, in questa intervista per il Corriere del Mezzogiorno online di qualche tempo fa, ne parlo di uno in particolare. Ma, a pensarci bene, i miei comfort food sono davvero tanti.

La pasta e patate con la provola, rigorosamente con la pasta mista, è uno di quei piatti che mi fa pensare subito a casa, alla mia città. Ritorno con la memoria a quando durante il periodo universitario frequentavo Nennella, una trattoria tipica napoletana, nei Quartieri Spagnoli, dove questo piatto era ed è un must.

La semplicità e quel gusto tutto partenopeo che voglio portare sempre con me…

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Al Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio

5 Apr

La tenacia e la perseveranza, insieme all’esperienza, sono fondamentali. Ne ho avuto conferma sabato 29 marzo, al Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio, che si è svolto nella sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Genova.

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La vincitrice della quinta edizione del World Pesto Campionship è la signora Alfonsina Trucco, 86 anni. Una vita a fare pesto con l’antico mortaio e il doppio pestello in legno, veri e propri cimeli di famiglia. Alfonsina ha partecipato a tutte e cinque le edizioni del campionato e solo due anni fa è andata in finale per la prima volta. Premiata dalla costanza e da 75 anni di pratica nella preparazione del condimento di tradizione ligure, ha trionfato dedicando la sua vittoria al figlio Gianni, che non l’ha persa un attimo di vista, insieme agli altri familiari presenti.

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