Archivio | luglio, 2014

Crocchette di mare ai mirtilli rossi

8 Lug

Accendere il forno in estate? Ma scherzi? Sicuramente sarà questa la reazione di molti. A dirla tutta, qui a Milano la bella stagione non è ancora ben definita (per usare un eufemismo). Intanto, in attesa che cessino queste piogge “tropicali”, ho acceso il forno per preparare delle sfiziose crocchette a base di merluzzo e mirtilli rossi.

 

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Crocchette di mare ai mirtilli rossi

 Ingredienti

200 gr di fiori di merluzzo, 80 gr. di caprino fresco (o robiola), un uovo, 3 cucchiai di pan grattato, sale, pepe, la buccia grattugiata di un limone non trattato, 1 cucchiaio di mirtilli rossi essiccati Ventura.

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Procedimento

Lessare, per pochi minuti, i fiori di merluzzo in acqua leggermente salata. Farli raffreddare e sminuzzare bene il pesce. Amalgamare il caprino, aggiungere il pangrattato, l’uovo, la buccia grattugiata del limone, il pepe, il sale e i mirtilli rossi “cranberry” essiccati. Dopo aver impastato bene il tutto (con le mani o con una forchetta), se il composto sembrerà eccessivamente umido, aggiungere ancora un po’ di pangrattato.

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Formare delle polpettine (con queste dosi ne ho ricavate circa 15). Passare le crocchette nel pan grattato e porle in una pirofila rivestita con carta da forno, leggermente oliata. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 20 minuti, girando le crocchette a metà cottura.

 

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In Monferrato, oggi Patrimonio Unesco, per #DiVignaInVignetta

4 Lug

A lezione da tre donne. Tre cuciniere della provincia di Asti che hanno messo a disposizione dei presenti il loro bagaglio fatto di ricette tradizionali piemontesi. Ad ospitarci, le cucine dell’Icif, la scuola di alta cucina per stranieri, che ha sede nel Castello di Costigliole d’Asti.

Mariuccia, Violetta e Anna

Mariuccia, Violetta e Anna

Alessandra e Anna Bardone del ristorante Del Belbo da Bardon di San Marzano Oliveto, hanno rivelato i segreti del bonet, il classico dessert piemontese. Gesti lenti e misurati quelli dell’84enne Maria Lovisolo del ristorante Violetta di Calamandrana, che ha preparato l’aspic alla piemontese, ricco e sontuoso.

Lo strepitoso Aspic alla piemontese

Lo strepitoso Aspic alla piemontese

Non potevano mancare i ravioli del plin, quelli con la sfoglia trasparente, di Mariuccia Bologna della trattoria I Bologna di Rocchetta Tanaro. Mentre il pomeriggio è stato impiegato a preparare una marmellata di pere di San Giovanni molto speciale, a cui la chef Marina Ramasso del ristorante del Paluch di Baldissero Torinese ha dato un delizioso tocco alcolico.

Gli agnolotti del plin

Gli agnolotti del plin

Un po’ abbiamo osservato e un po’ abbiamo anche messo le mani in pasta e poi assaggiato tutti i piatti, serviti abbinati ai vini delle Donne del Vino del Piemonte, che hanno festeggiato 25 anni di sodalizio, con la mostra Di vigna in vignetta che racconta in 100 tavole di noti illustratori, il legame tra vino e umorismo.

Alcune esponenti dellassociazione Donne del Vino del Piemonte

Alcune esponenti dell’associazione Donne del Vino del Piemonte

Conoscere direttamente da vicino chi fa questo mestiere da tanti anni è sempre un privilegio, così come essere ospitati direttamente da una donna del vino. Ho trascorso una giornata accanto a Michela Marenco dell’azienda Marenco Vini in alto Monferrato. Sono stata accolta in casa sua con la sua famiglia, tra le sue vigne e in cantina.

Michela Marenco con il suo Brachetto "Pineto"

Michela Marenco con il suo Brachetto “Pineto”

La passione che traspare dai suoi racconti ha una radice profonda e ben piantata in quelle terre, oggi Patrimonio Unesco, e fa capo ad una tradizione familiare, perpetrata attraverso la voglia di fare nuove esperienze. Michela, con le sue sorelle Doretta e Patrizia, accoglie nella cantina storica gli enoappassionati, i curiosi e gli esperti, per degustazioni e visite ai vigneti dell’azienda.

Con Michela tra i vigneti e la cantina della famiglia Marenco

Con Michela tra i vigneti e la cantina della famiglia Marenco

Il Moscato d’Asti Scrapona, aromatico e dalla dolcezza molto equilibrata, è il loro fiore all’occhiello. A fare tutto il resto, la passione e l’emozione di comunicare un territorio ancora troppo poco noto.