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A Milano c’è il cioccolato da passeggio di Gay Odin

17 Nov

A Milano, si conferma e si rinnova un pezzo bello e buono di quella Napoli che non tutti conoscono.

Gay Odin, storica fabbrica di cioccolato artigianale con origini piemontesi, dalla fine dell’800, nella città partenopea è sinonimo di cioccolato di elevata qualità.

Immaginate un "ciocco-cuoppo" pieno di queste delizie...

Immaginate un “ciocco-cuoppo” pieno di queste delizie…

Il signor Isidoro Odin portò tutta la sua competenza, oggi custodita dalla famiglia Maglietta, che nella storica sede della fabbrica in Via Vetriera, crea delizie a base di cacao secondo l’antica ricetta.

Gay Odin ha una sede a Roma e da sei anni è presente anche a Milano, dove ha appena rinnovato, in chiave più contemporanea, la sede in Via San Giovanni sul Muro. Qui ci si può soffermare a bere una cioccolata calda, gustare un profumato caffè “cioccolatoso” o una fresca mousse fredda di cioccolato foresta, accomodandosi nel salottino o servendosi al banco, che ricorda una tavoletta di cioccolato

Il cioccolato "foresta" vera specialità di Gay odin

Il cioccolato “foresta” vera specialità di Gay Odin

Oltre alla cioccolateria classica, con i nudi e le tavolette, ci sono i wafer, le noci e le ghiande ripiene di creme deliziose e il torrone morbido. A Milano è arrivata una novità, il ciocco-cuoppo da passeggio. Un cartoccio di cioccolatini in stile street food da portare in giro durante lo shopping.

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Tutti pazzi per il tarallo ‘nzogna e pepe: street food made in Naples

17 Ott

Tra foodie, ci si scambia informazioni, consigli e ghiottonerie. Da quando vivo a Milano ho creato un gruppetto di appassionati del tarallo napoletano ‘nzogna e pepe.

Praticamente, ogni volta che rientro da Napoli devo portarne qualche chilo da smistare agli amici golosi. Insomma, non posso tornare a mani vuote. E allora ho deciso di parlavi di uno dei miei fornitori di fiducia, tappa fissa prima di prendere un treno o un aereo diretto a Milano.

taralli napoletani

I taralli li compro da Leopoldo, un marchio che ha una storia radicata nella tradizione cittadina. Un’azienda che nel corso degli anni si è evoluta e trasformata, partendo dalla produzione di taralli fino ad arrivare ai dolci e alle paste fresche. Oggi i figli e i nipoti del tarallaro Leopoldo Infante gestiscono un’azienda di famiglia in costante evoluzione.

Leopoldo Infante junior inaugura a Spaccanapoli (il 23 ottobre), nel centro storico della città, un nuovo punto vendita: Leopoldo di Leopoldo Infante. La tradizione del tarallo ‘nzogna e pepe, street food partenopeo, è sempre molto forte, ma assume una connotazione più contemporanea.

Dal forno di Leopoldo Infante escono i taralli napoletani a base di strutto e pepe, tempestati di mandorle intere, lavorati ancora oggi rigorosamente a mano. In tarallo nasce come cibo da passeggio, ma oggi si trasforma anche in aperitivo per accompagnare delle bollicine campane.

Nella nuova sede del centro storico di Napoli, lungo il Decumano inferiore, più noto come Spaccanapoli, all’angolo con Piazza San Domenico Maggiore, il nuovo cafèbar Leopoldo spazia la sua offerta dal dolce al salato e proporrà una novità, il Tarallo all’olio d’oliva. Sono davvero molto curiosa di scoprire questo nuovo prodotto, voluto per andare incontro anche alle esigenze di chi segue una dieta vegetariana.

Un po’ di storia. Dal ‘700 il tarallo ne ha fatta di strada. Da cibo povero, trasportato dal tarallaro in apposite ceste, nato per recuperare i ritagli di pasta di pane con l’aggiunta di un po’ di strutto (‘nzogna) e di pepe nero, si è poi arricchito agli inizi dell’800 con l’inserimento delle mandorle, per diventare uno “sfizio” da abbinare a birra o vino. E ancora oggi gode di ottima salute!

 

Tanti auguri Antica Focacceria San Francesco: 180 anni di cucina popolare!

14 Apr

A Milano sono tanti i sapori che arrivano da tutta Italia. Un pezzo della Sicilia più autentica, quella legata al cibo da strada, lo si trova dal 2009 all’Antica Focacceria San Francesco. Da Palermo a Milano, passando pera Roma, il luogo culto dello street food palermitano, racconta la storia di una città.

La sede storica di Palermo

La sede storica di Palermo. (Foto tratta dalla pagina Facebook dell’Antica Focacceria San Francesco)

Il mio incontro con la cucina della Focacceria è passato attraverso una cena narrata per celebrare i 180 anni della sede storica. Ricette e piatti che affondano le radici in secoli di tradizioni gastronomiche siciliane, che hanno influenze greche, arabe, spagnole e francesi.

Un momento della cena narrata all'Antica Focacceria San Francesco di Milano

Un momento della cena narrata all’Antica Focacceria San Francesco di Milano

Era il 1834 quando Salvatore Alaimo, dopo anni al servizio dei Principi di Cattolica come monsù (maestro di servizio in cucina), riceve in dono la cappella sconsacrata di un antico palazzo nel cuore di Palermo. Sulla porta d’ingresso, appende una tavola con inciso “Focacceria” e cucina per il popolo la focaccia “schietta” (che in siciliano significa nubile o vergine), a base di ricotta e strutto, ingredienti che nel colore evocano il bianco del velo nuziale delle giovani spose.

Un'immagine d'archivio della sede di Palermo (foto tratta dalla pagina faceboo dell'Antica Focacceria San Francesco)

Un’immagine d’archivio della sede di Palermo (foto tratta dalla pagina facebook dell’Antica Focacceria San Francesco)

Nel 1851Salvatore Alaimo crea la focaccia “maritata”, alla tradizionale focaccia “schietta” viene aggiunto un taglio di carne economico, ma cucinato in modo gustoso. Così anche i meno abbienti possono mangiare la carne e avere accesso alla tavola della Focacceria accanto ai ricchi.

Le arancine, la focaccia schietta e la focaccia maritata, cazzilli, caponata, panelle

Le arancine, i cazzilli, la caponata e le panelle. La focaccia schietta e quella maritata

Con il tempo, l’offerta della Focacceria si amplia e arrivano panelle, cazzilli e sfincione. Ai tavoli si incontrano abitualmente scrittori e artisti come Pirandello, Sciascia e Guttuso. Ancora oggi le linee e il design del logo, dei tavoli in ghisa e delle sedie in ferro battuto, ideati dall’architetto Ernesto Basile, sono presenti in tutti i ristoranti della penisola, creando un elemento di continuità anche nell’ambiente.

La pasta alla Norma e quella con il pesto di pistacchi. Peppino, il cuoco della sede di Milano

La pasta alla Norma e quella con il pesto di pistacchi, sarda a beccafico.

Nel 1902, il locale viene definitivamente battezzato “Antica Focacceria San Francesco”, dal nome della piazza su cui affaccia, e nel menù entrano nuovi piatti come arancine e sarde a beccaficoDal 1939 diventa una vera e propria istituzione, la famiglia Conticello eredita l’Antica Focacceria e la porta avanti fino ad oggi, quando entra a far parte del gruppo Feltrinelli.

Peppino è il cuoco della sede di Milano. Tutti i dolci, arrivano dalla "casa madre" di Palermo.

Peppino è il cuoco della sede di Milano. Tutti i dolci, arrivano da Palermo: dalla sette veli al cannolo, dalla cassata alla delizia al pistacchio.

Il cibo popolare, riesce a raccontare uno spaccato della storia del luogo da cui proviene. Così scopro che la caponata nasce come cibo per galeotti e i “cazzilli” prendono questo nome tra le mura di un convento di suore. Se dico “panelle” non posso non pensare alla Sicilia e devo ammettere che, insieme alla pasta alla Norma e quella al pesto di pistacchi, sono stati i piatti che ho apprezzato di più.  Ma fare una classifica è davvero dura… Vogliamo parlare dei dolci?

Se cercate la storia dei piatti e le ricette originali dell’Antica Focacceria San Francesco, le trovate qui.

 

Polpette di carne e cicoria

24 Mar

Street food mon amour… si sa che le polpette entrano di diritto in questa categoria. Quindi, bando alle ciance e largo alla fantasia, ci si può sbizzarrire a crearne con verdure, carne, legumi, formaggi e tutto ciò che si vuole. In questo caso ho mixato la carne bovina con una verdura, la cicoria, che di solito siamo abituati a ripassare in padella o ad inserire in alcune minestre. Queste sono polpette da fare e da rifare!

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Polpette di carne e cicoria

Ingredienti

300 g di carne macinata, 250 g di cicoria lessata, 3 cucchiai di pan grattato, 3 cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato, 70 g di provola (in alternativa scamorza affumicata), 1 uovo, sale, pepe, olio extravergine d’oliva.

Procedimento

Pulire e lessare per circa 7/8 minuti la cicoria. Farla raffreddare, sminuzzarla bene e aggiungerla in una ciotola con la carne e tutti gli altri ingredienti. Amalgamare bene e formare delle polpettine, con al centro un pezzetto di provola (o scamorza), da porre in una teglia rivestita di carta da forno. Aggiungere un filo d’olio e cuocere in forno caldo a 200° per circa 30 minuti. In alternativa se si preferisce la frittura, si possono tuffare in olio bollente fino a doratura. (Con queste dosi si ottengono 12/15 polpette).

Un sandwich di melanzane per la Swiss Cheese Parade

28 Ott

Dalla pizza fritta a quella a portafoglio (ripiegata in quattro), dagli arancini ai crocchè, dalla frittatina di maccheroni alle melanzane fritte, passando da ‘o per e ‘o muss fino al tarallo con pepe, sugna e mandorle. Questo, e altro, è lo street food di casa mia, una parte importantissima della cucina napoletana.

A questa tradizione mi sono ispirata per la preparazione della ricetta con cui partecipo al nuovo contest dei Formaggi Svizzeri, promosso in collaborazione con il blog Peperoni e Patate di Teresa Balzano.

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Sono stata fortunata, perché durante un week end di metà ottobre a Napoli, ho trovato al mercatino di Campagna Amica della Coldiretti, un’azienda agricola che vendeva le ultime melanzane di stagione. Quelle paesane, lunghe, di colore viola scuro e senza semi. Pensando alla mozzarella in carrozza, ho sostituito il pane con la melanzana e la mozzarella con Le Gruyère Aoc. Ecco cosa è venuto fuori.

Sandwich di melanzane

Ingredienti: 1 melanzana (di qualità napoletana, lunga e “sottile”), 200 gr di formaggio Le Gruyère, 2 uova, pane grattugiato e farina (per l’impanatura), sale, olio per friggere (io ho usato quello d’oliva).

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Ho spuntato la melanzana, l’ho lavata e asciugata e ne ho ricavato 24 fette, spesse mezzo centimetro. Ho abbinato le fette due a due, creando dei sandwich, con al centro una fetta di formaggio Le Gruyère, più o meno dello stesso spessore. Per dare la forma tonda al formaggio, mi sono aiutata con un taglia biscotti.

Ho infilato uno stecchino per tener saldi i tre pezzi e ho impanato, passando prima nella farina, poi nell’uovo (appena sbattuto, a cui ho aggiunto un pizzico di sale) e infine nel pane grattugiato, facendo attenzione a creare una panatura spessa e uniforme.

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In una pentola dai bordi alti ho scaldato l’olio e ho immerso i sandwich di melanzana, fino a quando non hanno raggiunto un bel colorito dorato.

Il ripieno di formaggio tende a sciogliersi, ma il bello sta proprio in questo: le fragranze e i profumi d’alpeggio si fondono con la morbidezza interna della melanzana, non prima di aver incontrato l’involucro croccante della panatura. Che bontà!