Il Giappone a Expo Milano 2015: non solo sushi

22 apr

Parliamo ancora un po’ di Giappone. Ovviamente soffermandoci su cosa arriverà nei piatti italiani dall’Estremo Oriente, in occasione di Expo Milano 2015, in collaborazione con JRO – Organization to Promote Japanese Restaurants Abroad.

Il Padiglione del Giappone vedrà, durante i mesi di Expo, 7 ristoranti di cucina tipica nipponica avvicendarsi nelle sue cucine tra gohan, umami e fementazioni.

Ho assaggiato in anteprima da In Kitchen Loft alcuni dei menu che saranno proposti tra pochi giorni. E posso garantire che degustemo delle vere bontà, alcune inedite, altre più rare.

Ristoranti giapponesi a Expo Milano 2015

Ristoranti giapponesi a Expo Milano 2015

Sarà un’occasione davvero speciale per chi vorrà assaporare l’autentica cucina Kaiseki del Ristorante Minokichi, uno dei più antichi e famosi di tutto il Giappone, che ha visto come ospiti da oltre 300 anni i componenti della Famiglia Imperiale. I prezzi per un menu (80-220 euro) non sono proprio economici, ma rappresenta il vero stile giapponese. Numerosi gli ingredienti utilizzati, freschi e di stagione per preparazioni molto elaborate, che richiedono competenze tecniche elevate. L’obiettivo è creare un’armonia di gusti e sapori, una vera e propria arte culinaria basata sulla ricerca dell’equilibrio perfetto.

Sushi, Sukiyaki, Tempura e Rice Burger

Sushi, Sukiyaki, Tempura e Rice Burger

Nella Food Court del Padiglione Giappone ci saranno ristoranti con prezzi più “popolari”, come la catena Mos burger, dove un Hamburger costerà 6-8 euro, mentre il menu 10-12 euro. Non perdete il il rice burger, una vera delizia che vede il riso al posto del pane, ripieno di manzo, salsa teriyaki, pollo, tempura di gamberi.

Il rice burger proposto da Mos Burger

Da non perdere il Rice Burger proposto da Mos Burger

Coco Ichibanya proporrà diversi tipi di Curry Giapponese (9-14 euro), da Kyotaru ci sarà il sushi (15-20 euro), mentre Onigiri, Soba, Udon e Donburi sono le specialità offerte da Sagami con prezzi che vanno dai 5 ai 20 euro. Da Ningyocho Imahan si serviranno fettine di manzo Wagyu Sukiyaki (35-40 euro), accompagnato da verdure e servito in speciali bento box. Anche da Kakiyasu si potrà assaggiare il Wagyu Sukiyaki (35-40 euro) accompagnato dalla tipica ospitalità giapponese “Omotenashi”.

Qui trovate tutte le informazioni sul Padiglione del Giappone a Expo Milano 2015.

Anche #CasaAltoAdige verso Expo Milano 2015

15 apr

Sapete qual è il modo corretto per tagliare lo speck? L’ho scoperto qualche settimana fa in occasione di un incontro a Casa Alto Adige, a Milano, luogo dove vengono presentate periodicamente le esperienze, le iniziative e gli eventi alla scoperta delle bontà e delle bellezze dell’Alto Adige.

Il taglio dello speck a Casa Alto Adige

Il taglio dello speck a Casa Alto Adige

Lo speck va tagliato sottile, bisogna seguire e accorciare le fibre per poi degustarlo al meglio e in effetti è proprio così. Prova taglio superata!

Potrete scoprire tutto sullo speck e gli altri prodotti altoatesini dall’11 al 16 maggio, a Expo Milano 2015, dove ci sarà un’anticipazione del Festival del Gusto, che per tre giorni dal 29 al 31 maggio animerà il centro storico di Bolzano. 15 prodotti di qualità dell’Alto Adige saranno riuniti per la terza edizione del Festival dedicato ai buongustai.

La locandina del festival del gusto

La locandina del Festival del Gusto

Prodotti con il Marchio di Qualità Alto Adige, tra cui il latte e i latticini, il pane e il succo di mela, saranno affiancati dai prodotti con una denominazione di origine europea come la Mela Alto Adige IGP, lo Speck Alto Adige IGP e i Vini Alto Adige DOC. Tre giorni per scoprire le bontà locali.

In Alto Adige è facile ritrovare l’equilibrio, non solo a tavola. Infatti, attraverso il movimento all’aria aperta nella natura, i trattamenti benessere, la formazione personale spirituale, ispirati dall’ambiente circostante ci si può rigenerare. Il progetto Alto Adige Balance, frutto di una collaborazione tra Alto Adige Marketing e le aree vacanza Valle Isarco, Merano e dintorni, Bolzano  e dintorni e Val Venosta, propone una serie di iniziative e offerte allettanti nei mesi di maggio e giugno.

Dall’11 al 14 giugno con le Giornate dell’architettura, si potrà scoprire la regione sotto un altro aspetto. Masi, cantine vinicole, alberghi, edifici pubblici e privati di particolare pregio architettonico, in totale 40, saranno protagonisti di visite guidate e workshop presso atelier di artisti aperti al pubblico.

Un piccolo assaggio di tutto ciò, tra food, paesaggio, ospitalità, architettura e sostenibilità sarà disponibile a Expo Milano 2015 dove l’Alto Adige/Südtirol sarà presente con un’anteprima degli eventi in programma nei prossimi mesi.

Kiyoshi Hayamizu e Viviana Varese: una sfida a base di salsa di soia

1 apr

Uno dei maggiori produttori mondiali di salsa di soia, l’azienda Kikkoman, ha invitato lo Chef  giapponese Kiyoshi Hayamizu e la Chef di Alice Ristorante, Viviana Varese a sfidarsi a colpi di padelle, con il supporto di alcuni food blogger. Ho scoperto, durante questo appuntamento da In Kitchen Loft a Milano, che la salsa di soia, così tanto utilizzata nella cucina giapponese e in quella di tutta l’Asia Orientale, ha origine in Cina 2.500 anni fa.

 

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Gli ingredienti erano germogli di soia, acqua e sale e veniva prodotta dai monaci buddisti che, quando cominciarono a viaggiare, la introdussero in Giappone. Il suo scopo originale, era quello di conservare il cibo e la ricetta della salsa di soia giapponese, fermentata naturalmente e prodotta esclusivamente a partire da quattro ingredienti: germogli di soia, frumento, acqua e sale, è rimasta intatta fino ad oggi.

 

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Durante la “sfida”, la salsa di soia Kikkoman è stata utilizzata dai due chef in quattro ricette: tataki di manzo e pesce, tempura e cous cous di spaghetti. Io ho partecipato alla preparazione del tataki di manzo, marinato nella salsa di soia con l’aggiunta di zucchero, preparata sotto la guida dello chef Hayamizu. La vera sfida è stata tagliare il manzo correttamente e marinarlo al punto giusto. Risultato finale: una vera delizia! (Anche per chi, come me, è una carnivora poco convinta).

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Con Viviana Varese, invece, ho imparato a preparare Il cappellaio Matto, una ricetta che prevede vari passaggi piuttosto articolati. Insomma, un bel momento di condivisione e divertimento e la conferma della disponibilità di una chef stellata a raccontare qualche segreto della sua cucina.

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Ecco la ricetta originale de Il cappellaio Matto (cous cous di spaghetti con variazione di broccolo, polpetta con alici e spuma di bagnacauda)

Ingredienti per la polpetta
2 broccoli verdi
2 spicchi di aglio in camicia

Procedimento
Con un coltello ben affilato tagliare solo la parte verde del broccolo, tenere da parte il torsolo, sbollentare il broccolo 3 minuti e raffreddare in acqua e ghiaccio. Fare un soffritto con l’aglio e l’olio e saltare due minuti i broccoli, frullare aggiungendo acqua di cottura e aggiustare di sale. Prendere i torsoli e recuperare solo la parte centrale, fare dei cubetti di 1,5cm x 1,5 cm e cuocere un una noce di burro e un pizzico di sale a 95 gradi per 45 minuti.

Ingredienti per il cous cous di spaghetti e la farina di spaghetti
300 g spaghetti
200 g alici fresche
1 spicchio di aglio
30 g olio evo
1 tuorlo d’uovo
1 cucchiaio di Salsa di Soia Kikkoman
sale e pepe

Procedimento
Frullare velocemente gli spaghetti, setacciare due volte, recuperare il cous cous e cuocere 6 minuti in acqua salata, quindi raffreddare velocemente. Frullare la rimanenza degli spaghetti fino ad ottenere una farina. Prendere metà del cous cous e i broccoli rimasti precedentemente, mettere tutto in una ciotola. Pulire le alici, eliminare le spine e la testa, lavarle accuratamente, tagliare a pezzi da 1 cm. Fare un soffritto con l’olio e l’aglio, versare i broccoli, poi le alici, il cous cous e la Salsa di Soia Kikkoman. Aggiustare di sale, raffreddare, fare delle polpette e passarle nella farina di spaghetto, poi nell’uovo e nuovamente nella farina di cous cous. Friggerle al momento di servire il piatto.

Ingredienti per la spuma di bagnacauda
50 g acciughe
70 g aglio sbianchito 3 volte
100 g aceto di mele
20 g Salsa di Soia Kikkoman
260 acqua

Ridurre a 1\8.

30 g di riduzione già pronta
10 g aglio
60 g panna

Mettere in un sacchetto sottovuoto a 65 gradi per 30 minuti.

200 gr burro
4 g sale

Emulsionare e mettere nel sifone con due cariche.

Altri ingredienti:
20 g olio evo
1 spicchio di aglio in camicia
Fiori edibili
cress

Finitura e montaggio
Fare un soffritto con olio e aglio, saltare e salare la parte verde del broccolo insieme alla rimanenza del cous cous. Mettere due coppa pasta di forma diversa, versare il cous cous, la crema di broccoli e la spuma di bagnacauda, adagiare la polpetta fritta e poi decorare con il torsolo, i fiori e il cress.

Inutile dire che le polpette sono andate letteralmente a ruba, così come la leggerissima tempura di gamberi e verdure preparata dalla squadra di blogger capitanata dallo chef Hayamizu.

#AtavolaConCirio: l’olio non solo nel piatto

16 mar

In quanti modi si può usare l’olio d’oliva? Beh, a pensaci bene sono davvero tanti. A stimolare la fantasia e la memoria ci ha pensato Cirio, in occasione della presentazione della nuova linea Olio Cirio con un’immagine di marca tutta nuova, in una location definita underground restaurant, Ma Hidden Kitchen in zona Navigli a Milano.

cirio

Con l’aiuto di Monica Papagna, foodblogger di Un biscotto al giorno, abbiamo esplorato l’utilizzo dell’olio nella preparazione di dolci e non solo, come la pasta frolla, i biscotti alle nocciole e un’ottima e sorprendente maionese vegetale.

Con Elisabetta Artemisia Ferrari, invece, ci siamo dedicati alla scoperta degli usi alternativi dell’olio d’oliva. A me, a volte, capita di usarlo su piccole scottature della pelle, come lenitivo. E a voi?

Ecco alcuni trucchi su come sfruttare al meglio l’olio anche fuori dalla cucina.

Olio Cirio

E questa è la ricetta dei biscotti preparati da Monica. I suoi dolci sono sempre una garanzia!

Biscotti all’olio di oliva con cioccolato e nocciole

100g di zucchero
100g di nocciole tritate grossolanamente
300g di farina
80g di Olio di Oliva Cirio
40g di cacao amaro
100g di gocce di cioccolato
16g di lievito
latte q.b.

In una ciotola – o direttamente nell’impastatrice, se ce l’avete – mettete tutti gli ingredienti e mescolate fino ad amalgamare bene il tutto. Otterrete un composto sabbioso.

Ora è il momento di aggiungere poco latte per rendere lavorabile l’impasto, ne basterà pochissimo.

Stendete l’impasto e tagliatelo con le formine. Io normalmente utilizzo una forma quadrata perché trovo che siano più rustici.

Mettete i vostri biscotti su una placca ricoperta da carta forno e infornate a 170° per circa 10-12 minuti (ovviamente la cottura dipenderà da quanto farete alti i biscotti, quindi controllatela).

La foto dei biscotti la trovate qui.

 

Piccole brioche alla crème fraîche

6 mar

In questi ultimi mesi, per ragioni di lavoro, mi ritrovo spesso a “frequentare” foodblog stranieri. Questa volta ho fatto un giro nella cucina francese, alla ricerca di ispirazione per una preparazione a base di crème fraîche e ho trovato diverse ricette di lievitati.

Ho deciso di provare questa ricetta, facendo qualche piccola variazione e ho sfornato delle brioche morbide e profumate, non molto dolci, adatte per la colazione e, volendo, per essere farcite con crema alla nocciola o marmellata.

Brioche alla crème fraîche

Brioche alla crème fraîche

Brioche alla crème fraîche

Ingredienti

500 g di farina 0
80 g di zucchero di canna
200 ml di latte fresco
200 ml di crème fraîche (io ho usato Cameo)
2 uova
8 g di lievito di birra
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pizzico di sale
zucchero a velo.

Procedimento

Impastare la farina con lo zucchero, il latte, le uova, la vaniglia e il pizzico di sale, aggiungere il lievito sciolto in due cucchiai di latte tiepido (presi dal totale del latte) e la crème fraîche. Se l’impasto risulta troppo molle, aggiungere un po’ di farina.

Lasciare lievitare in un luogo caldo, fino al raddoppio dell’impasto (almeno 2 ore). Prendere l’impasto, sgonfiarlo e formare delle palline, della dimensione di una nespola, da mettere una accanto all’altra in una teglia rivestita con carta forno.

Far lievitare ancora un paio d’ore. Preriscaldare il forno a 180° C  e cuocere per circa 25/30 minuti (controllare la cottura, che dipende molto dal proprio forno).

Attendere che si raffreddino un po’ e spolverizzare con zucchero a velo.

Nota: con queste dosi sono venute 24 piccole brioche.

Un banana bread fuori programma

27 feb

Stamattina ho postato su facebook una foto della mia seconda colazione. Un banana bread preparato ieri sera in tutta fretta, con la voglia di condividerlo al lavoro con i colleghi.

Un po’ di persone mi hanno chiesto la ricetta, ciò vuol dire che è stato apprezzato…

Anche se non era in programma, anche se la foto è stata fatta la volo prima che venisse divorato, ecco qui la ricetta.

Un banana bread fuori programma

Un banana bread fuori programma

Ingredienti

2 banane (grandi) mature
200 g di farina
100 g di zucchero bianco
100 g di zucchero di canna
1 vasetto (150 g) di Crème fraîche (io ho usato quella Cameo)
1 cucchiaino di cacao
1 cucchiaino di cannella
50 ml di olio d’oliva
1 cucchiaino di bicarbonato (sciolto in due cucchiai di acqua)

Schiacciare bene le banane con una forchetta, aggiungere lo zucchero, la crème fraîche e man mano incorporare e mescolare bene tutti gli ingredienti. In ultimo aggiungere il bicarbonato.

Versare il composto in uno stampo da plumcake rivestito di carta forno (bagnata e strizzata) e cuocere in forno preriscaldato a 180° C per circa 50/60 minuti. La cottura varia in base al forno, quindi consiglio vivamente la “prova stecchino”.

Identità Golose 2015: tre chef da nord a sud

23 feb

L’edizione 2015 di Identità Golose, dedicata a Una sana intelligenza si è legata a doppio filo con il tema portante di Expo 2015, Nutrire il pianeta. Energia per la vita. Ogni chef, durante il congresso, ha impostato il suo intervento facendo in qualche modo riferimento a questo aspetto.

Ho seguito con curiosità e attenzione tre chef, tre donne che, da nord, passando per il centro, fino ad arrivare al sud, hanno rappresentato un’idea di cucina, chiara e inequivocabile.

Antonia Klugmann ha il suo piccolo ristorante L’argine a Vencò, a Dolegna del Collio (Gorizia). Un luogo di confine dove la cucina risente di questa posizione. “Non far troppo male alla natura, fa bene alla creatività”, con queste parole apre il suo intervento. La cucina di Antonia evita lo speco, sia vegetale che animale, ed è alla costante ricerca di una consapevolezza che non può prescindere dall’importanza della natura e dalla ricerca dell’empatia, anche con il pomodoro. Perché, per realizzare un piatto, è importante partire dalla materia prima, senza dimenticare l’impatto che quest’ultima ha sull’ambiente che ci circonda. E per fare ciò, non è fondamentale lasciare da parte la carne. La chef ha cucinato i nervetti, partendo da un ginocchio intero di manzo, cotto con il succo di nespole, realizzato dalla fermentazione del frutto sull’albero, una tecnica antica che oggi comincia ad essere recuperata. Un’approccio alla cucina decisamente interessante, che la chef riesce a comunicare molto bene e con grande umiltà.

Antonia Klugmann sul palco di Identità Golose 2015 tra Laura Lazzaroni e Paolo Marchi

Antonia Klugmann sul palco di Identità Golose 2015 tra Laura Lazzaroni e Paolo Marchi

L’inedita Identità di Montagna, ha riservato delle belle sorprese, tra cui Nadia Moscardi di Elodia, il ristorante di famiglia che da 40 anni è a l’Aquila, frazione Camarda. Nadia ha portato un pezzo d’Abruzzo con i suoi piatti ispirati al Gran Sasso, tra terra, acqua e fantasia. Nella sua cucina è presente la natura selvaggia, con prodotti preziosi che aiutano a dare nuova vita ai sapori tradizionali. In “Consistenze dell’orto” prepara quella che un tempo era la zuppa cucinata per la suocera dalla futura nuora, a base di patate turchesa, fagioli, ceci e lenticchie abruzzesi con zucchine fritte e tartufo nero dell’Aquila. Un piatto particolarmente bello da vedere e buono da assaporare.

Il secondo piatto presentato a Identità è il coregone di lago con erbe spontanee appena raccolte, dalle mani esperte di un’amica, nei campi gelati dalla neve. Il rosolaccio, i germogli di fiume, il sedano d’acqua, insieme alla pastinaca, un’antica carota tipica aquilana, si uniscono al pesce in un giardino di sapori. Una varietà di sapori tutta da scoprire.

Nadia Moscardi sul palco di Identità di Montagna - Identità Golose 2015

Nadia Moscardi sul palco di Identità di Montagna – Identità Golose 2015

Scendiamo ancora più a sud con Caterina Ceraudo, giovanissima stella Michelin, del Dattilo in Contrada Dattilo a Strongoli (Crotone). L’allieva di Niko Romito, per Identità Piccanti , ha guidato i presenti in un viaggio sensoriale attraverso la ‘nduja. Una piccola lezione di gusto e di passione per la sua sua terra, dove suo padre Roberto si occupa di agricoltura biologica. Caterina ha trovato il giusto equilibrio per la produzione del suo insaccato, composto di sale (2%), peperoncino (30%) e carne di maiale – guanciale, pancetta e lardo (68%). H afatto assaggiare una ‘nduja stagionata sei mesi e un’altra sei anni, per invitare il pubblico a capire le diverse percezioni del piccante. Poi presenta il suo piatto: bottoncini di pasta preparati con la farina Senatore Cappelli, ripieni di crema di mandorle e ‘nduja, in brodo di buccia di patate (perché anche nelle cucine stellate non si butta via nulla), che sprigiona una nota affumicata, mentre l’acidità viene data dal vino Pecorello e dalla barba di finocchio. Il suo è un vero e proprio talento che parte dalla conoscenza della tradizione per spiccare il volo verso la sperimentazione.

I bottoncini con crema di mandorle e 'nduja di Caterina Ceraudo

Bottoncini con crema di mandorle e ‘nduja di Caterina Ceraudo

Sul palco di Identità si sono susseguiti gli interventi di ben 12 donne, tra le quali Loretta Fanella, Daniela Cicioni, Femke van den Heuvel, Bo Songvisava, Francesca Morandin, Federica Racinelli, Marianna Vitale, Viviana Varese e Roberta Pezzella.

Mi piaceva sintetizzare la loro presenza in un ideale percorso di cucina, sano e intelligente, che da nord a sud attraversa un paese ricco di materie prime speciali, di competenze e creatività inestimabili, che lavorano divise tra passione e fatica.